Il nostro autosvezzamento“Montessoriano” .

21 Febbraio, 2019 0 Di Alessandra Pecci

I bambini sono persone: il nostro autosvezzamento“Montessoriano” .

“Non ingoia , non è pronto”
“ non sta seduto, non è pronto”
“ mangia tantissima pappa, non c’è problema”
“Ho paura si possa strozzare”
“ il mio pediatra non vuole”

Tutto vero ma il bambino? Cosa vuole lui? Diamogli la scelta e con questa scegliamo i suoi bisogni come strada , mi viene da dire alle famiglie.

I pediatri possono indicare e devono farlo, le quantità di alimenti raccomandati per pasto e nella giornata, danno indicazioni su i bisogni nutritivi in base all’età ma il cibo è un argomento complesso e lo svezzamento non è solo questione di alimenti in quanto tali ma è apertura all’altro e modalità di relazione con l’altro che entra e nutre.

Una storia Montessoriana, la nostra.

Ecco che la funzione della relazione educativa con il cibo diventa cardine di questo delicato momento.
Come fare? Noi , come famiglia, abbiamo usato una modalità montessoriana di autosvezzamento partendo dai bisogni di nostra figlia, lo racconto .

Arriva ad un tratto questa attrazione verso i profumi del cibo e il bambino si orienta tutto acceso sensorialmente verso questa curiosità, con le mani, con lo sguardo, si attivano le papille gustative, con l’olfatto…ecco che la possibilità di questo nuovo si affaccia, questa apertura al mondo avviene. Spesso in questa epoca il bambino sa stare seduto, spesso no, spesso già ha un dentino o due, a volte no, ognuno ha la sua strada da percorrere e noi non possiamo che seguirla senza se e senza ma.

Parliamo con un pediatra per farci indicare le quantità e le modalità di cucinare per un neonato( che ha bisogni fisiologici specifici, diciamo che la frittura e il Mac donalds potrebbero essere difficili da digerire )e poi partiamo per questo viaggio, da dove? Da un porto si parte verso il mare aperto, dalle braccia .
È importante che la mamma e il papà inizino questo viaggio insieme al bambino continuando ad essere per lui base sicura da cui partire con accanto chi ti fa sentire riconosciuto nei bisogni.
Con il bambino in braccio apparecchiamo un posto in più a tavola con un piatto, un cucchiaio per il bambino e uno per l’adulto e un bel bicchierino , tutto rigorosamente vero perché siamo estremisti Montessoriani  …finirà tutto per terra? Può essere , sappiamo che con il tempo tutte queste cosine diverranno compagni di viaggio amati e rispettati.

Cuciniamo il pasto , lo serviamo in tavola e ci sediamo. Il bimbo mangia prima? Direi proviamo a mangiare insieme.
Ci serviamo e iniziamo a mangiare tranquilli con il bambino in braccio. Prende dal piatto e tocca, spiaccica, sente questo nuovo chi è, cosa è, poi prende altro e lo stesso esplora con tutti i sensi( ci vuole tempo, anche giorni)…ad un tratto… ta daaan…mette in bocca, nel nostro caso era cous cous con le zucchine e cipolle…lo assapora e parte con queste manine a portarsi il nuovo ,col suo,tempo e il suo modo , in bocca, lo assapora, sputacchia, lo riprende, né sembra avida, dopo due o tre Bocconi ingoia ( ci vuole tempo per imparare). Buttiamo le scorte di mais e tapioca che avevamo preso: Lei sa, dobbiamo aiutarla nel suo viaggio.

Il suo piattino è al suo posto e lo avvicinammo, offrendolo come possibilità, offriamo anche un boccone sul cucchiaio, avviciniamo L’ altro cucchiaino, il bambino può vedere dai movimenti di chi lo tiene in braccio come si fa e può vederlo dagli altri che mangiano. Lui mangia come sa e noi offriamo la possibilità delle posate , sempre. Così come versare l’acqua e bere dal bicchierino…anche qui serve tempo dal ciucciare a ingoiare…lo svezzamento comprende tante cose da imparare e capire.

Con lo svezzamento non solo si esplorano gusti, consistenze e odori ma la corrispondenza esatta tra questi, quindi si categorizza sensorialmente il mondo, si impara a mangiare lungo: primo secondo contorno etc, a mangiare onesto: la carne sa di carne, le fragole di fragole etc, e a capirsi, come mi piace cosa meno, quanto mi serve per stare bene.

Piano pianino il bambino userà il cucchiaio per mangiare nel suo piattino e possiamo provare a offrire la sua sedia , dove sarà più comodo che in braccio e quando la sceglierà sarà il momento della sedia.

Quanto dura questo tram tram mi chiedono le mamme? Tanto o poco, dipende dal bambino, dalla relazione , dalla situazione, dal rapporto con il cibo che ci giochiamo. In genere i bambini iniziano a mangiare da soli con il cucchiaio verso gli 8 mesi. INIZIANO pastrocchiando e si raffinano nel tempo, possiamo aiutarli facendogli vedere come si fa con un altro cucchiaio in una danza che è andare insieme scambiandosi i ruoli e le parti. Verso gli 11 mesi un anno mangiano molto bene da soli.

In tutto il percorso in famiglia, si offre L’ esploraIone del cibo cucinato ad ogni pasto e pian pianino osservando gusti e preferenze, come per ogni altro componente della famiglia…si varia e si fa felice con quello che gli piace.

È più facile per noi che ci occupiamo di bambini? Forse sì ma ne parliamo tanto al fine di contaminare con quello che è bello a tutto tondo non solo psicopedagogicamente.


Mangia tutto adesso? Si tutto, predilige verdura e frutta, non ha mai amato carne e pesce. Ha quasi sei anni e mangia tutto tutto tutto. Poco da sempre e tutto.


Abbiamo mai messo un boccone in bocca a nostra figlia? No MAI, solo offerti. Qui devo aggiungere che la violazione di qualsiasi apertura di un bambino dovrebbe essere ben valutata, ben considerata ed è necessaria nelle strutture educative autoanalisi e supervisione sul rapporto col cibo.


Ci hanno guardati come marziani, attentatori di bambini, pazzi? È successo ma di più famiglie a noi vicine hanno provato questo viaggio gioiosamente a volte anche risolvendo inappetenza o troppa voracità o fatica e più di tutto la nostra bimba è stata attiva nel suo scegliere come svezzarsi, come lasciarsi prendere dalla ricchezza dell’alterita’ che rappresenta il cibo.


Come si fa con i nonni, zii, parentame vario? Si dice e basta senza aprire discorsi. Quello che è villaggio si fa supporto il resto si autoesclude.


Cosa aiuta? Aiuta come sempre essere in due nell’educare, essere forti come coppia che diventa famiglia e poi fortissimi in tre per trasformarsi in piccola comunità di 4,5…


È l’Amore che fa la rivoluzione.

Voglio concludere dicendo che sono felice del movimento degli educatori che finalmente vanno divulgando le buone pratiche educative come questa in giro. Stiamo uscendo, stiamo arrivando. Educatori, pedagogisti, psicopedagogisti, come ve pare, ci sono, siamo qui come gente esperta, con tanta esperienza, di bambini piccoli, possiamo dare una mano, potete contare su di noi, non siete sole famiglie!